Sutri sorge su uno sperone di tufo ai margini della Cassia, in una posizione strategica e dominante che ha rappresentanto per secoli il motivo della sua crescita economica.
Si trovava al confine fra Etruria e la falisca; con la caduta di Veio, nel 396 a.C. si segnò l’ingresso di Sutri nell’Impero Romano. La sottomissione di Tarquinia nel 281 e la distruzione di Volsinii nel 264 e Falerei nel 241 comportò la perdita della sua funzione militare.
Grazie alla sua posizione la città era una tappa obbligata per chi andava a Roma e fu scelta come sede del concilio nel 1046, indetto da Enrico III, e nel 1059.
Dopo molti scontri, nel 1433, fu distrutta da un incendio per mano di Niccolò Forte-braccio e venne spostato il traffico dei viandanti sulla Via Cimina.

La leggenda di Orlando Paladino
Lasciando Sutri in direzione Roma, a 1km e mezzo sulla sinistra, c’è un viottolo che scande a Valle. Percorsi pochi metri c’è una grotta a due stanze (necropoli) sorretta da una colonna.
La tradizione vuole che qui sia nato Orlando Paladino.
La sorella di Carlo Magno, Berta, si invaghì di un condottiero senza titolo, Milone. I due furono cacciati da corte e si diressero verso Roma per chiedere al Papa di trovare lavoro al condottiero. Durante la sosta a Sutri, Berta, partorì. Accudendolo le scivolò di mano e Orlando iniziò a rotolare sull’erba (da qui il suo nome) e quando Carlo Magno passò di lì riconobbe la sorella e volle portare in Francia il nipote.

Le Necropoli
Le Necropoli presentano alcuni ambienti singoli e altri ambienti a più stanze ben definite, decorate riccamente con cornici e frontoni. Presenta 64 tombe ben visibili dalla via Cassia.

L’Anfiteatro
Sotto i campi coltivati nel 1835, la famiglia Savorelli, riportò alla luce l’anfiteatro. E’ un edificio a pianta ellittica scavato in un promontorio tufaceo e risalente alla fine del I secolo a.C.
Agli estremi dell’asse maggiore troviamo i due ingressi, quello settentrionale ha perso la galleria di accesso e le gradinate.
Il cuore dell’anfiteatro è l’arena. E’ circondata da un alto podio nel quale si aprono 10 porte. Attraverso le porte si accede al corridoio interno del podio, che delimita l’arena. Il podio collegava gli ingressi alla cavea e permetteva di far accedere gli spettatori al primo ordine di gradinate.
La cavea è formata da tre serie di gradinate (ima, media e summa cavea) e da due stretti spazi di scorrimento. L’accesso dal podio all’ima cavea era garantito da quattro scale, dette vomitoria, sistemate vicino all’estremità dell’asse minore.
La media cavea ospitava otto palchi a nicchia ed era raggiungibile utilizzando i 4 vomitoria posti vicino all’estremità dell’asse maggiore. Per passare dalla media alla summa cavea si utilizzavano le gradinate. La summa cavea era sormontata da un muro, tagliato nel tufo e arricchito da semicolonne scolpite a rilievo, oggi quasi interamente perse. I tre ordini di gradinate potevano ospitare più di 9000 persone.


Il Mitreo
L’antica chiesa conserva la struttura originaria del mitreo: l’unica navata, lunga e stretta, con due banconi ai lati. L’intero complesso è scavato nel tufo. Sono state utilizzate, quasi sicuramente, le tombe etrusche lì presenti abbattendone le pareti divisorie. Al centro della navata si apre una fossa. La piccola anticamera affrescata presenta una porta di accesso sul fianco. Con il Cristianesimo, il Mitreo, divenne chiesa cristiana.
Putroppo era in fase di ristrutturazione, questo ci porterà a tornare a Sutri, sia per mangiare gli ottimi salumi e formaggi dell’alimentari vicino alla piazza, sia per vedere il Mitreo.
Villa Savorelli
Nel 1629, il marchese Giovanni Battista Muti Papazzurri erede universale, inizia a intervenire sull’intero possedimento, effettuando un primo ingrandimento della proprietà, verso il cosiddetto “Castello di Carlo Magno” e verso l’anfiteatro e, successivamente, curando la riedificazione della Chiesa e l’ampliamento della villa con nuove aree di pertinenza. Estinta la famiglia Muti – Papazzurri verso la metà del ‘700, i conti Savorelli di Forlì ne divengono gradualmente gli eredi e ne saranno i proprietari fino al 1944, ovvero fin quando la Villa non venne incendiata dalle truppe tedesche in ritirata, durante la II Guerra Mondiale. Al termine del conflitto gli ultimi eredi Savorelli vendono tutta la proprietà alla famiglia romana Staderini, la quale provvede alla ricostruzione della villa distrutta. Dal 7 ottobre 1987, a seguito del fallimento dell’ultimo proprietario, l’intero compendio immobiliare (Villa, Chiesa Madonna del Monte e terreni adiacenti) passa in proprietà al Comune di Sutri. Gli spazi interni, articolati su pianta pressoché quadrata in tre livelli abitabili più i locali seminterrato, sono attualmente adibiti a: p.t. svolgimento di convegni, seminari e manifestazioni varie; p.1 sede del Parco regionale dell’Antichissima città di Sutri; p.2 verrà adibito a struttura ricettiva per i pellegrini in transito sulla Via Francigena.
Il complesso comprende anche il sottostante giardino all’italiana che conserva al suo interno veri e propri monumenti vegetali: siepi di alloro ed esemplari di bosso centenari. Il giardino è suddiviso in 3 riquadri, 2 dei quali raffiguranti l’antico stemma della famiglia Savorelli e il terzo, il più antico, fra la Villa e la Chiesa della Madonna del Monte.
Dietro la Chiesa si può intravedere il resto di un castello detto di Carlo Magno, in quanto la leggenda parla della sua permanenza in questo castello nel periodo in cui ritrovò la sorella e prese con se Orlando.

Bosco Sacro
All’interno della proprietà di Villa Savorelli è presente un bosco secolare di elevata suggestione: il Bosco Sacro. “Troverai più nei boschi che nei libri, gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà”. Così insegnava San Bernardo di Chiaravalle, il padre spirituale dei Cavalieri templari, una delle figure più luminose della Chiesa, riprendendo un pensiero già proprio del paganesimo. Nell’antichità si credeva, infatti, che i boschi e le grandi foreste, che allora ricoprivano il pianeta, fossero popolati da dèi e numi, ninfe, fauni e satiri, tutte personificazioni simboliche dell’eterna capacità di rinnovamento della natura. Il Parco dell’Antichissima Città di Sutri custodisce una lecceta secolare testimone centenaria di passaggi storici e di vicende legate alla varie famiglie che di qui sono passate, un pensatoio naturale che stimola la suggestione del viandante e lo avvicina alla spiritualità che caratterizza il luogo. (da locali ed eventi 360). Qui è possibile far vedere ai bambini la parte relativa all’ecosistema, alla catena alimentare, far vedere come sotto le foglie si genera l’humus grazie agli organismi decompositori, parlare della fotosistesi clorofiliana etc..



